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FRAZIONI

Il comune è costituito dai nuclei storici del centro, di Ventosa e di San Lorenzo e dalle frazioni sviluppatesi dopo la seconda guerra mondiale nella parte pianeggiante del territorio, cioè Grunuovo, Le Vigne, Pilone, Parchetto, Vattaglia, Taverna Cinquanta, Cerri Aprano, Ceracoli.

I toponimi più antichi della zona, riportati sul primo volume del Codex sono: Ausente flumen, Caldana locus; Caldana putida, i Kasales o casales Vellota, Vellotica, Ventosa, super Casale mons., S. Cosmae vel S. Cosmati, SS. Cosma e Damianus locus, SS. Cosmae et Damiani locus, Cupano et Castranum locus, S. Lucae in Cupano, Festara (Fustara), Setera portus. Il porto della "Setera" sorgeva al posto del Pons Tiretius, di cui parla Cicerone. Esso fu distrutto dai Goti e fu ricostruito dagli Aragonesi, i quali lo strutturarono in legno. Esso fu definitivamente tolto il 1636. Al suo posto fu sistemata una "scafa".

VENTOSA, TORRE MEDIEVALE

Ventosa è la frazione di Santi Cosma e Damiano più antica.
In epoca preromana, l'antico popolo che abitava da tali alture fino al Mar Tirreno era il popolo degli Aurunci. Il territorio di Ventosa in tale epoca doveva appartenente alla città di Vescia.
Ventosa nasce nell'Alto Medioevo. Nell'anno 830 entra nella storia: Ventosa allora era territorio di Gaeta, città bizantina; nei verbali di un processo per una controversia su alcuni beni ecclesiastici appare tra i giudici tale Siceramit de Ventosa. Allora Ventosa era già un villaggio dove avevano trovato rifugio gli abitanti della pianura dalle invazioni barbariche. Nel 1064 i Normanni conquistano Gaeta e 1078 Giordano, principe normanno di Capua dona la contea di Suio all'Abbazia di Montecassino, guidata dall'abate Desiderio. Il controllo della foce del Garigliano attaverso l'acquisizione della contea era di importanza strategica per il monastero cassinete perché questa era un diretto sbocco verso il mare.

VENTOSA

Ventosa era uno dei casali più cospicui della contea di Suio; entrando a far parte della Terra di San Benedetto il villaggio s'accresce: all'incirca in quest'epoca si ha la realizzazione di un piccolo monastero benedettino, una cella, dedicata a San Giovanni Battista; probabilmente la cella benedettina fu costruita su di una chiesetta rurale preesistente. L'attuale chiesa di San Martino è costruita sulla stesso luogo, abbandonato dai benedettini nel Trecento. Dell'XII sec. è il simbolo stesso della località, la torre da cui si domina sia la piana del Garigliano sia parte dell'entroterra. Torre romanica, a base quadrata, alta originariamnte 24 metri, oggi 5 in meno. Attraverso le tre torri Ventosa, Castelforte e Suio, che si guardavano reciprocamente, si aveva la visione del golfo di Gaeta e dell'arco dei monti Aurunci che lo chiudono.

Nel XV secolo, visse a Ventosa la giovane Aurimpia, ispiratrice del poeta in lingua latina Elisio Calenzio, che l'amava corrisposto.
Nel giorno di Pasqua del 1799, durante la napoleonica Repubblica Partenopea, la popolazione di Castelforte in particolare, ma anche degli adiacenti Santi Cosma e Damiano e Ventosa, dovette difendersi dall'incursione punitiva Francese contro le comunità che sostenevano le truppe comandate dall'Itrano Michele Pezza, detto Fra' Diavolo, fedele al Re borbonico. Si racconta che i Ventosari si difesero casa per casa dall’avanzare delle truppe a colpi di pietre.
Nel 1943-44, trovandosi sulla Linea Gustav, per oltre nove mesi il territorio fu sottoposto all'occupazione dei tedeschi e ai bombardamenti degli alleati che cancellarono una gran parte dell’abitato; gli abitanti furono sottoposti a vessazioni dagli occupanti tedeschi e poi sfollati.




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